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Addio, Earl   di Alessandro Bianco   |   Pubblicato il 03/03/2015

Earl Francis Lloyd è scomparso all'età di 86 anni a Crossville (Tennessee). Il suo nome può risultare sconosciuto ai giovanissimi, ma gi aficionados della storia del basket a stelle e strisce sanno che quest'uomo riservato, nato ad Alexandria (Virginia) il 3 aprile 1928, fu il primo giocatore nero a calcare un parquet della NBA.

I genitori, Theodore Benjamin Lloyd e Daisy Mitchell lloyd, lo crebbero nel "Berg", zona di segregazione razziale di Alexandria, incoraggiandolo a diventare un bravo studente e un atleta eccezionale della locale Parker-Gray High School. Lloyd ala piccola di 196 centimetri, difensore arcigno come pochi, si iscrisse poi alla piccola West Virginia State University, perché frequentata dal suo allenatore di liceo, Lewis Randolph Johnson, che fu anche compagno di squadra dell'allora allenatore, Marques Caldwell. A Charleston, dove militò tra il 1946 e il 1950, trascinò gli Yellow Jackets ai vertici della CIIA (la storica conference di colore della NCAA), al punto che la squadra vinse due volte la Conference e una il Tournament Championship. E, pur arrivando seconda, rimase la sola imbattuta nella stagione 1947-48 in tutti gli States: 33 vittorie su altrettante partite, niente male per un College con soli duemila studenti iscritti! Earl fu nominato due volte All-American dal "Pittsburgh Courier" e tre All-Conference. Da Senior, chiuse la stagione alla più che ragguardevole media di 14 punti e 8 rimbalzi. Lloyd amava la vita del campus, ma visse in un mondo isolato, frequentando la scuola a soli 10 miglia da Charleston, ma visitando raramente la città, perché gli afroamericani non erano i benvenuti. Gli scout dei Pro visitavano raramente i campus CIAA in quei giorni. Lloyd si laureò alla WVSU in educazione fisica nel 1950.

Scoprì di essere elegibile per la NBA, nella primavera del suo anno da senior, quando un compagno di classe gli disse di aver sentito la notizia alla radio. Earl imparò molto sull'ingiustizia sociale fuori dal campo: "Quando ho iniziato il mio primo anno al college - dichiarò in un'intervista a Bleacher Report - avevo sette compagni di squadra che hanno combattuto nella seconda guerra mondiale, sono tornati a casa e siamo tornati compagni di squadra. Eccomi qui, un 18enne di Alexandria in Virginia e questi ragazzi, che probabilmente hanno visto da vicino la morte: si sa, è una cosa completamente diversa".

Durante la seconda guerra mondiale centinaia di migliaia di americani sono andati all'estero per la guerra. Circa 125mila di loro erano afroamericani che hanno combattuto per il loro Paese, ma quando sono tornati a casa, la loro condizione di vita era ancora pessima. "Quello che fa arrabbiare il più le nostre madri e i nostri padri è che i loro figli possono andare lì e essere uccisi, ma se poi tornano a casa, ti dicono dove non puoi avere una casa", sottolineò Lloyd.

Lloyd e Harold Hunter, un altro Big Man afro-americano, proveniente dallla North Carolina University, furono invitati al training camp dei Washington Capitols, alla ricerca di un giocatore molto fisico. Lloyd sopravvisse ai tagli e i Capitols lo chiamarono come novantanovesima scelta al Draft 1950. Earl esordì nella NBA la notte di Halloween del 31 ottobre 1950, giocando a casa dei Rochester Royals. Il suo primo Coach fu Bones McKinney, che lo schierò nello Starting Five. Lloyd precedette di un solo giorno Charles Henry "Chuck" Cooper (dodicesima scelta assoluta dei Celtics) e di quattro Nathaniel "Sweetwater" Clifton, un ex Harlem Globetrotter appena firmato dai Knicks. Un quarto giocatore nero, Henry Lincoln "Hank" De Zonie, firmò per i Tri-Cities BlackHawk il 3 dicembre. Per la cronaca, i Chicago Stags scelsero in quel draft con il numero 88 George King, un giocatore che, come vedremo, avrà un peso notevole sui destini sportivi di Lloyd, il quale, quattro anni fa, quando gli furono tributati i giusti onori ad Atlanta, ricordò come, scendendo sul parquet della Edgerton Park Arena di Rochester, si fosse chiesto se avrebbe fatto abbastanza buona impressione da restare in squadra.

I Capitols persero la partita 70 a 78, ma Lloyd giocò abbastanza bene da guadagnarsi il posto in roster in un campionato che ormai è caratterizzato dalla più alta percentuale di atleti afro-americani di qualsiasi altra lega professionistica. "Prima della partita, ero terrorizzato - ricordò Lloyd, che segnò 6 punti e prese 10 rimbalzi - Ho avuto paura di deludere le persone che dipendevano da me. Per fortuna, questo non era nel mio DNA. Sono felice di essere stato parte di qualcosa che ha contribuito a spianare la strada agli altri". Inoltre, nonostante circolassero voci sul Ku Klux Klan, quella notte i tifosi di Rochester trattarono bene Lloyd. Ed altrettanto fecero i suoi compagni di squadra. Molto di questo è andato perduto perché la NBA era ancora nella sua fase embrionale e cercava di sopravvivere. "Nel 1950, il basket era come un bambino nel bosco - disse Lloyd una volta - Esso non godeva ancora della notorietà del baseball".

La carriera professionistica di Lloyd fu però interrotta dopo sole 7 partite dal fallimento dei Caps, dissoltisi il 9 gennaio 1951. "Black Cat", questo il soprannome  che si era guadagnato (ma ne ebbe anche un secondo, Moon Fixer), perse così l'intera stagione 1951-52, che trascorse servendo la Patria come militare presso la U.S. Army a Fort Sill in Oklahoma. L'anno successivo, fu però firmato dai Syracuse Nationals, che lo andarono a prendere tra i tagliati: con i "quasi" newyorkesi dell'abruzzese Danny Biasone (proprio l'ideatore della regola dei 24 secondi), Earl trascorse 6 stagioni. La 1954-55 fu la migliore: il team di Coach Al Cervi (che da giocatore aveva vinto il campionato con i Royals), concluse la Regular Season al primo posto della Eastern Division con un ragguardevole 43-29, esattamente come i Fort Wayne Pistons nella Western. Entrambi i team si aggiudicarono le rispettive finali di Division per 3-1, sconfiggendo i Celtics e i Lakers (all'epoca ancora intrappolati dai... ghiacci perenni di Minneapolis). Le finali furono oltremodo combattute, al punto che le prime sei si conclusero con scarti compresi tra i 3 e i 7 punti.

In finale i Nats vinsero le prime 2 partite in casa, ma, come la serie si trasferì a Fort Wayne, i Pistons ebbero la meglio in tutte le 3 partite finendo per guidare 3-2 la serie. Si tornò a Syracuse per Gara 6 che i Nats vinsero 109 a 104, mantenendo così viva la speranza di in casa quel titolo che era loro già sfuggito due volte.
    Il 10 aprile 1955, si giocò Gara 7, se possibile ancor più combattuta. I Pistons schieravano atleti come tre futuri Hall of Famers, la combo guard Andy Phillip (che due anni dopo avrebbe vinto l'Anello con i Celtics), l'ala piccola George Harry "Bird" Yardley III (bicampione proprio a Detroit) e il Centro canadese Bob Houbregs (seconda scelta assoluta 1953), oltre al Centro Larry Foust, miglior tiratore della Lega (quinta scelta assoluta 1950), all'ala piccola Dick Rosenthal (quarta scelta assoluta 1954), all'ala forte Mel Hutchins (seconda scelta assoluta 1951, nonché futuro zio di Kiki Vandeweghe) e alla guardia tiratrice figlia di immigrati ebrei russi Max "Slats" Zaslofsky, l'uomo dei record (a fine carriera era il terzo miglior marcatore della storia, dietro a George Mikan e Joe Fulks. Fu All-NBA First Team 1946–47 con i Chicago Stags a soli 21 anni, il più giovane giocatore ad ottenere tale riconoscimento per quasi 60 anni fino a quando fu superato da LeBron James nel 2005-06 . La stagione successiva, 1947-1948 , fu capocannoniere. A 22 anni e 121 giorni fuil giocatore più giovane a guidare il campionato per punti segnati record imbattuto fino al 2010 , quando fu superato da Kevin Durant. Nel 1949-50 , guidò la Lega nella percentuale dei tiri liberi). Di fronte ad una tale corazzata, guidata dall'ex arbitro Charles Eckman, i Nationals potevano schierare, oltre a Lloyd, il Centro futuro HOF Dolph Schayes, il pari ruolo hawaiiano Ephraim J. "The Thin Man" Rocha, la combo guard Paul Seymour, il Centro Johnny Graham Red" Kerr e il play George Smith King Jr., un discreto passatore, ma nulla di più. Il vero vantaggio per i Nationals fu di giocare nella bolgia casalinga della Onondaga War Memorial Arena: la gara si decise alla fine: George King realizzò un tiro libero che diede ai Nats il vantaggio (92-91) a 12 secondi dalla fine. Nella successiva ultima azione, King Rubò palla ad Andy Phillip (un'azione che per molti versi ricorda quella di Hondo Havlicek in Gara 7 contro i Sixers (curiosamente, la squadra che nel 1963 avrebbe preso il posto proprio di Syracuse): mancavano solo tre secondi e per i Nationals fu l'agognato trionfo: fu così che Lloyd e Jim Tucker (un'ala forte di 201 centimetri, originario di Paris in Kentucky e proveniente dalla Duquesne University, rookie responsabile della tripla doppia più veloce nella storia dela NBA: 12 punti, 10 rimbalzi e 12 assist in 17 minuti, realizzata tra le mura amiche il 20 febbraio 1955 in occasione di una vittoria per 104 ad 84 sui Knicks) divennero i primi due giocatori afro-americani a giocare in una squadra campione della NBA.

Quella stagione fu anche la migliore per Black Cat (ebbe una media di 10.2 punti e 7.7 rimbalzi a partita), che rimase a Syracuse fino al termine del campionato 1957-58, per poi passare proprio ai Pistons, nel frattempo migrati a Detroit. Earl Lloyd si ritirò nel 1960, come 43° assoluto per punti segnati (4682). Nella stagione 1953-54 , guidò la NBA sia per numero di falli personali che per squalifiche subite.

Ebbe una carriera solida, ma non spettacolare. Lloyd ha giocato oltre 560 partite in nove stagioni con una media di 8.4 punti e 6.4 rimbalzi a partita. I Pistons giocarono le partite casalinghe a Indianapolis e Lloyd fu fatto oggetto di brutti commenti razzisti, ma non rispose mai, usando questo odio come motivazione e aprendo la strada ad altri giocatori afro-americani.

Secondo Jerry Green, cronista sportivo del Detroit News, nel 1965 il GM dei Pistons avrebbe voluto nominare Earl Head Coach della squadra, rendendolo il primo capo allenatore nero nella storia dello sport professionistico a stelle e strisce. L'incarico fu invece assegnato a Dave DeBusschere, che ricoprì il doppio ruolo di giocatore-allenatore e Lloyd finì per perdere questo primato, perché Bill Russell rimpiazzò Red Auerbach sulla panchina dei Celtics nel 1966 in qualità di giocatore-allenatore. La panchina dei Pistons fu affidata al Gatto Nero in seguito, nel 1971, quando Lloyd (che dal 1968 era assistant head coach) subentrò a Terry Dischinger, nominato coach ad interim in seguito all'allontanamento di Butch van Breda Kolff. L'esperienza non fu esaltante e dopo una pessima annata (22-55 il record) fu sostituito da Ray Scott dopo sole nove partite della stagione successiva.

In seguito, Earl (che comunque rimane il primo nero che ricoprì l'incarico esclusivo di Head Coach) lavorò per cinque anni come scout per i Pistons, suggerendo Bailey Howell come seconda scelta assoluta al draft del 1959. Non riuscì, invece, a convincere i Pistons a firmare due future leggende come Earl "The Pearl" Monroe e Willis Reed.

Dopo il basket, Lloyd lavorò per la Chrysler e come amministratore di un agenzia del lavoro legata alle Detroit Public Schools. Nel 1990, Lloyd lavorò per la società di acciaio e parti di auto dell'ex Piston Dave Bing, un Hall of Famer che giocò agli ordini di Lloyd durante i suoi anni come capo allenatore nella Motor City.

Nel 1993, Earl Lloyd è stato inserito nella Virginia Sports Hall of Fame.

Nel 2003, Lloyd è stato inserito nel Naismith Memorial Basketball Hall of Fame in qualità di  collaboratore.

Il 1° dicembre 2007, il campo da basket di nuova costruzione della TC Williams High School di Alexandria in Virginia (città natale di Lloyd) è stato intitolato in suo onore. Lloyd frequentò effettivamente la Parker-Gray High School, che fino al 1965 fu riservata esclusivamente a studenti di colore. Una conferma delle fortissime tensioni razziali dell'epoca è data da "Remember the Titans"  (Il sapore della vittoria - Uniti si vince), un film del 2000 diretto da Boaz Yakin, con Denzel Washington e Will Patton, che narra le vicende realmente accadute della squadra di football americano proprio della T.C. Williams High School di Alexandria.

Nel novembre 2009 è stata data alle stampe "Moonfixer: The Basketball Journey of Earl Lloyd" autobiografia scritta da Lloyd in collaborazione con Sean Kirst, uno scrittore di Syracuse. Kirst gli ha poi dedicato un articolo, pubblicato il 27 ottobre 2010 sul "The Post Standard" di Syracuse. Il link è questo.

Earl Lloyd è stato insignito del NAIA Silver e Golden Anniversary Teams.

Lloyd e sua moglie Charlita, hanno avuto tre figli e quattro nipoti. Earl risiedeva a Fairfield Glade, Tennessee, appena al di fuori di Crossville, Tennessee fino alla sua morte, il 26 febbraio 2015. Ironia della sorte, Il 28 febbraio, West Virginia State, che da allora, sulla scia della desegregazione, è diventata una scuola prevalentemente bianca, avrebbe concluso il Black History Month con l'inaugurazione di una statua in onore di Earl Lloyd nel suo nuovo  Centro per meetings. Il vecchio Lloyd sarebbe stato presente per la celebrazione. West Virginia State aveva raccolto finanziamenti per la maggior parte del progetto, ma aveva chiesto a ogni squadra NBA ed a molti sponsor donazioni per contribuire alle spese per la nuova Aula Magna. Il College aveva inoltre in programma durante il fine settimana un'asta il cui ricavato sarebbe andato alla Fondazione Earl Lloyd e fondo per borse di studio. Bill Russell avrebbe presenziato su diretto invito del celebrato.

 "La famiglia di WVSU piange la perdita di un collega Yellow Jacket e pioniere, un vero campione dentro e fuori del campo da basket" ha detto Brian Hemphill, preside di West Virginia State, in un comunicato. "Quando Earl scese sul parquet in quella fatidica data nel 1950, questo uomo straordinario ha giustamente guadagnato il suo posto nello storico movimento per i diritti civili e, più importante, ha aperto la porta per l'uguaglianza in America."

I giocatori della National Basketball Retired Players Association hanno sottolineato come Lloyd "ha cambiato per sempre il gioco del basket" nella notte di Halloween nel 1950. L'organizzazione lo ha salutato come "un leader, un pioniere, un soldato" con riferimento alla stagione 1951-52 persa e durante la quale egli prestò servizio militare. "Modesto e disposto a condividere la sua storia con chiunque, quando gli veniva chiesto, Earl ha offerto una finestra vivida sul passato segregazionista della nostra nazione ed ha  personificato il cambiamento in questo Paese: ci ha lasciati una figura davvero storica nella storia americana", recita il comunicato della NBRPA.

Vince Carter, veterano dei Memphis Grizzlies, è stato tra i primissimi giocatori della NBA attuale ad esprimere il proprio ringraziamento a Lloyd, presentando le sue condoglianze alla famiglia via Twitter: "RIP Mr. Earl Lloyd, hai aperto quella porta mai troppo importante per tutti gli atleti afroamericani. Grazie!!!! Prego per la tua famiglia".

Qui di seguito, il link con il riassunto della finale vinta dai Nats sui Pistons. Lloyd ha il numero 11, Tucker il 14.

Qui altri video su questo indimenticabile pioniere dela NBA.

Addio, Earl   di Alessandro Bianco   |   Pubblicato il 03/03/2015
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