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Stevens e Chisholm spiegano la trade Brown

Per la prima volta dopo la clamorosa cessione di Jaylen Brown ai Philadelphia 76ers, Brad Stevens e il proprietario Bill Chisholm hanno affrontato la stampa spiegando le motivazioni dietro quella che rappresenta senza dubbio la scelta più controversa dell'ultimo decennio (almeno) nella storia dei Boston Celtics.

Il messaggio lanciato da dirigente e proprietario è stato chiaro fin dall'inizio: non si è trattato di una decisione presa a cuor leggero.

Stevens ha aperto la conferenza con un lungo ringraziamento rivolto a Brown, ricordando il suo percorso iniziato a Boston da diciannovenne e sottolineando non solo il valore del giocatore, ma soprattutto quello della persona.

"Prima di tutto vogliamo ringraziare Jaylen. Ha ispirato tantissime persone con il suo gioco, ma ancora di più con quello che ha fatto per la comunità di Boston. Ha sempre parlato dell'eredità di Bill Russell e ha cercato di onorarla ogni giorno."

Dopo l'omaggio all'ex numero 7, Stevens è entrato nel merito della scelta.

Secondo il President of Basketball Operations, il nuovo contratto collettivo ha cambiato radicalmente il modo di costruire una squadra vincente. Avere circa il 70% del salary cap impegnato nei contratti di Jayson Tatum e Jaylen Brown avrebbe limitato enormemente la capacità dei Celtics di restare competitivi nel lungo periodo.

Il concetto ripetuto più volte durante la conferenza è stato quello di "optionality", ovvero la possibilità di mantenere margini di manovra per il futuro.

L'arrivo di Paul George, unito alle due future prime scelte e alle due seconde ottenute nello scambio, offre infatti una maggiore flessibilità rispetto al contratto di Brown, permettendo alla franchigia di adattarsi più facilmente ai nuovi vincoli imposti dalla NBA.

Stevens ha però precisato che Boston non avrebbe mai ceduto Brown senza ricevere un'offerta ritenuta all'altezza. "Non avremmo fatto questa operazione se non avessimo pensato che fosse l'opportunità giusta."

Il dirigente ha anche ammesso di comprendere perfettamente la rabbia dei tifosi. "Se fossi stato un giovane tifoso dei Celtics probabilmente avrei odiato questa decisione anch'io." Ancora più significativa è stata un'altra ammissione. "È stata una decisione davvero difficile. Non sto dicendo che sia stata quella giusta." Parole che testimoniano quanto lo stesso Stevens sia consapevole del rischio sportivo legato alla cessione del giocatore che, appena due anni fa, era stato nominato MVP delle Finals.

Stevens ha inoltre risposto alle dichiarazioni di Brown, che nei giorni scorsi aveva raccontato di essersi sentito colto di sorpresa dalla trade. Il dirigente ha spiegato di aver parlato con lui già all'inizio di giugno e di aver mantenuto aperto il dialogo insieme al suo agente durante tutto il processo. "Se lui si sente così, mi dispiace sinceramente. Jaylen è una persona importante nella mia vita e in quella di tutti noi."

Da parte sua, Bill Chisholm ha voluto invece spegnere le numerose voci secondo cui il nuovo gruppo proprietario avrebbe imposto un ridimensionamento economico. "Assolutamente no. Non si tratta di soldi. Si tratta di cercare di mettere insieme i giocatori e gli asset giusti per vincere."

Il proprietario ha ribadito che il mandato affidato a Stevens è uno soltanto. "Il nostro obiettivo è vincere."

Chisholm ha inoltre respinto l'idea che le partenze di Jrue Holiday, Kristaps Porzingis e ora Jaylen Brown siano state dettate dalla volontà di ridurre il monte salari, sostenendo che tutte le operazioni siano state esclusivamente decisioni tecniche.

Infine Stevens ha lasciato intendere che il mercato dei Celtics potrebbe non essere ancora concluso. "Restiamo aperti a qualsiasi opportunità. Detto questo, nel breve periodo non mi aspetto altri movimenti. Ci piace la squadra che abbiamo."

Una conferenza stampa destinata difficilmente a placare la delusione della tifoseria, ma che ha chiarito la posizione della dirigenza: la cessione di Jaylen Brown non sarebbe stata una scelta economica, bensì una decisione strategica dettata dalla convinzione che, nell'attuale NBA, flessibilità e possibilità di manovra siano diventate elementi indispensabili per continuare a inseguire il titolo.

 

Nota di chi vi scrive: se devo essere sincero al 100% con tutti voi mi sembrano parole di persone sconnesse con la realtà e che nella stessa conferenza stampa si sono contraddette a vicenda. Non quei segnali di distensione e pianificazione che mi sarei aspettato.




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Pubblicata da Deep il 07.07.2026


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