Jayson Tatum
Dopo i tanti dubbi che si sono rincorsi prima del draft del 22 giugno, ora abbiamo almeno una certezza sulla scelta operata dalla nostra dirigenza: Jayson Tatum. Anzi mi smentisco subito, non abbiamo una certezza, perché non sappiamo se il ragazzo resterà nel nostro roster (cosa che credo) o se verrà inserito in qualche trade (molto meno probabile), ma quello che è certo è che la scelta dell'ex stella di Duke è un caso a dir poco singolare.
Ci eravamo tutti convinti che la sera delle scelte, i Celtics con la numero uno avrebbero chiamato Markelle Fultz, talentuoso playmaker in uscita da Washington. Ma ora lo sappiamo, non è andata esattamente così. Ainge ha scambiato quella prima scelta ricevendo in cambio la terza chiamata al draft ed alcuni assets futuri. Fultz non ha convinto e si è preferito portare a casa un altro tipo di giocatore. Certo qualcuna obbietterà che il fatto di aver saltato Josh Jackson, che ha rifiutato un incontro con Ainge e Stevens a Sacramento (un peccato mortale a mio avviso), sia il vero motivo perché Tatum sia a Boston, ma io non ci credo, dalle dichiarazioni post draft sono quasi certo che comunque Ainge avrebbe chiamato Jayson, anche se ovviamente la prova del nove non c'è.

Ma quindi chi è l'ex Duke?
Partiamo subito dal dire che Jayson sembra un ragazzo davvero con la testa sulle spalle. Serio e molto maturo, ormai lo sapete, anche con la recente acquisizione di Brown, gli aspetti caratteriali non sono certo secondari per la nostra organizzazione. La storia personale è legata a doppio filo a quella della madre Brandy, che avete visto essere la prima ad essere abbracciata al momento della scelta. Rimasta incinta molto giovane, non si è persa d'animo ed ha ugualmente portato avanti i suoi sogni, studiando, crescendo il suo bambino nel miglior modo possibile e lavorando part-time. Il padre Justin, anche lui giocatore di basket visto in Europa in leghe minori come quella olandese, non è mai stato troppo presente nella vita del figlio, ma non importa, c'era mamma Brandy. I sacrifici sono stati tanti per riuscire a farcela, ma la madre non solo ha raggiunto i suoi obiettivi portandosi a causa ben tre lauree (comunicazione, legge e scienza politiche), ma dando al contempo anche un esempio "sano" al proprio figlio. Il ragazzo ha appreso come una spugna questi insegnamenti, sviluppando un'incredibile etica lavorativa. "Se vuoi raggiungere il tuo obiettivo, devi dedicarti anima a cuore per arrivarci, nessuna scorciatoia" questo gli ripete sua madre, e questo da subito è quello che Jayson ha imparato e messo in pratica nella pallacanestro. Il nativo di Saint Louis (Missouri) è diventato un vero e proprio animale da palestra, sempre pronto a sessioni supplementari per crescere in qualche aspetto del suo gioco, anche questo è un'altra caratteristica che non passa inosservata per i nostri dirigenti.
Punti di forza
Se dell'uomo ci fidiamo di mamma Brandy, per quanto riguarda il giocatore siamo difronte sicuramente ad un prospetto notevole. Le caratteristiche fisiche dicono 203 centimetri di altezza e 212 centimetri di apertura alare (mica male questo aspetto). Inoltre morfologicamente il ragazzo sembra in grado di mettere su massa, visto che seppur magro, ha spalle larghe pronte ad accogliere ulteriori muscoli. Da un punto di vista tecnico Tatum è molto forte in isolamento, capace di segnare davvero con estrema facilità, specie dalla media distanza. Il paragone con Pierce o con Anthony è del tutto appropriato, ed anche se ovviamente deve essere ampiamente verificato, i 16.8 punti di media al college con 7.3 rimbalzi sono solo un'indizio per ora, non una prova. Veloce nel mettere palla a terra, buon uso delle mani, sia destra che sinistra, anche se al college per coack K ha giocato stabilmente da 4, sembra destinato a diventare un 3 in NBA, uno di quelle ali con tanti punti nelle mani. Le soluzioni al suo attacco sono davvero tante. Può colpirti dalla media con un morbido jumper ed all'azione dopo mostrare uno jab step di livello, alla Paul George se vogliamo continuare coi paragoni. Oltre a questo ha un utilizzo naturale del crossover, che effettua con entrambe le mani, cosa che appartiene (e non sempre) a giocatori più bassi di lui. Insomma un giocatore che sembra provenire dal passato, non un giocatore che si butta dentro a testa bassa, ma che sfrutta le sue caratteristiche tecniche per segnare.
Tutto oro quello che luccica?
Beh se fossero solo pregi il ragazzo sarebbe andato alla numero uno in tutti i mock draft. Infatti ci sono anche delle ombre. Il ragazzo è un attaccante sopraffino, lo abbiamo detto, ma non ha grande fluidità. Specie quando non è in isolamento e la palla gli arriva in mano, magari da uno scarico, più volte l'ho visto esitare. Si prende qualche decimo di secondo anziché andare deciso al tiro. Ecco questo aspetto preoccupa, visto che al tiro da 3PT il suo 34.2% non lascia esattamente tranquilli e sappiamo quanto sia importante il tiro da oltre l'arco per Stevens. C'è da lavorare anche sulla meccanica, che ha qualcosina di rivedibile (forse mette troppo in avanti il gomito). Certo l'altezza dalla quale lascia il pallone è notevole, così come la naturalezza del movimento, insomma si lavora certamente su delle buone basi. In difesa invece ci sono molti dubbi. Primo fra tutti la posizione con la quale approccia la fase difensiva, spesso troppo verticale. Diretta conseguenza i giocatori veloci gli vanno via con un'estrema facilità proprio perché non è reattivo sulle gambe. Gli manca cattiveria in questo aspetto, cosa che deve migliorare e che farà sicuramente. Se vogliamo non ha la giusta intensità nella metà campo difensiva e sappiamo bene che in NBA ti fanno a fette se ti trovano poco reattivo. Ma il lato più oscuro tra i lati oscuri è a mio avviso la selezione di tiro o meglio nel volersi muovere troppo spesso nella sua comfort zone. Troppo frequentemente si accontenta di un tiro dalla media in isolamento, almeno nella maggior parte dei suoi attacchi, dimenticandosi di essere oltre i due metri e di avere quella apertura alare. Non va mai troppo al ferro e quando lo fa non sembra essere particolarmente a suo agio. Ma anche qui, sono attitudini che si possono allenare e migliorare, ci sono i giusti insegnanti nel nostro staff.
In conclusione
Penso seriamente che i Celtics in Tatum abbiano visto un ragazzo con ottime doti sulle quali costruire un campione, sì avete letto bene, un campione. Per fisico, attitudine al lavoro e capacità tecniche, siamo al cospetto di un ragazzo con tanto talento, dobbiamo solo verificare il suo impatto con il mondo NBA. Anche il solo fatto di doversi misurare con le ali (piccole e grandi) molto diverse da quelle incontrate in NCAA, è un aspetto intrigante. Se queste sua capacità di attaccante verranno confermate, beh signori saremmo difronte ad un clamoroso caso di errata valutazione di molti addetti ai lavori e di simil-magata di Ainge. C'è tanto da lavorare sia chiaro, in entrambe le metà campo, ma sono davvero felice che abbiamo la possibilità di vedere la crescita di questo ragazzo.
Mamma Brandy lo sa già, lui è un predestinato a fare grandi cose.
