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News sui Boston Celtics in particolare e sull'NBA in generale

In questa sezione troverete diverse news che parlano di NBA ed in particolare di Boston Celtics. Le news sono divise in categorie in modo da permettere una rapida classificazione della notizia. A fianco della descrizione delle categorie in Legenda e Stats trovate il numero di post presenti nella specifica categoria. Cliccando sull'icona della categoria sia in Legenda e Stats che nel post filtrerete le categorie per l'argomento prescelto.


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Tot. 1918

Stevens e Chisholm spiegano la trade Brown

Per la prima volta dopo la clamorosa cessione di Jaylen Brown ai Philadelphia 76ers, Brad Stevens e il proprietario Bill Chisholm hanno affrontato la stampa spiegando le motivazioni dietro quella che rappresenta senza dubbio la scelta più controversa dell'ultimo decennio (almeno) nella storia dei Boston Celtics.

Il messaggio lanciato da dirigente e proprietario è stato chiaro fin dall'inizio: non si è trattato di una decisione presa a cuor leggero.

Stevens ha aperto la conferenza con un lungo ringraziamento rivolto a Brown, ricordando il suo percorso iniziato a Boston da diciannovenne e sottolineando non solo il valore del giocatore, ma soprattutto quello della persona.

"Prima di tutto vogliamo ringraziare Jaylen. Ha ispirato tantissime persone con il suo gioco, ma ancora di più con quello che ha fatto per la comunità di Boston. Ha sempre parlato dell'eredità di Bill Russell e ha cercato di onorarla ogni giorno."

Dopo l'omaggio all'ex numero 7, Stevens è entrato nel merito della scelta.

Secondo il President of Basketball Operations, il nuovo contratto collettivo ha cambiato radicalmente il modo di costruire una squadra vincente. Avere circa il 70% del salary cap impegnato nei contratti di Jayson Tatum e Jaylen Brown avrebbe limitato enormemente la capacità dei Celtics di restare competitivi nel lungo periodo.

Il concetto ripetuto più volte durante la conferenza è stato quello di "optionality", ovvero la possibilità di mantenere margini di manovra per il futuro.

L'arrivo di Paul George, unito alle due future prime scelte e alle due seconde ottenute nello scambio, offre infatti una maggiore flessibilità rispetto al contratto di Brown, permettendo alla franchigia di adattarsi più facilmente ai nuovi vincoli imposti dalla NBA.

Stevens ha però precisato che Boston non avrebbe mai ceduto Brown senza ricevere un'offerta ritenuta all'altezza. "Non avremmo fatto questa operazione se non avessimo pensato che fosse l'opportunità giusta."

Il dirigente ha anche ammesso di comprendere perfettamente la rabbia dei tifosi. "Se fossi stato un giovane tifoso dei Celtics probabilmente avrei odiato questa decisione anch'io." Ancora più significativa è stata un'altra ammissione. "È stata una decisione davvero difficile. Non sto dicendo che sia stata quella giusta." Parole che testimoniano quanto lo stesso Stevens sia consapevole del rischio sportivo legato alla cessione del giocatore che, appena due anni fa, era stato nominato MVP delle Finals.

Stevens ha inoltre risposto alle dichiarazioni di Brown, che nei giorni scorsi aveva raccontato di essersi sentito colto di sorpresa dalla trade. Il dirigente ha spiegato di aver parlato con lui già all'inizio di giugno e di aver mantenuto aperto il dialogo insieme al suo agente durante tutto il processo. "Se lui si sente così, mi dispiace sinceramente. Jaylen è una persona importante nella mia vita e in quella di tutti noi."

Da parte sua, Bill Chisholm ha voluto invece spegnere le numerose voci secondo cui il nuovo gruppo proprietario avrebbe imposto un ridimensionamento economico. "Assolutamente no. Non si tratta di soldi. Si tratta di cercare di mettere insieme i giocatori e gli asset giusti per vincere."

Il proprietario ha ribadito che il mandato affidato a Stevens è uno soltanto. "Il nostro obiettivo è vincere."

Chisholm ha inoltre respinto l'idea che le partenze di Jrue Holiday, Kristaps Porzingis e ora Jaylen Brown siano state dettate dalla volontà di ridurre il monte salari, sostenendo che tutte le operazioni siano state esclusivamente decisioni tecniche.

Infine Stevens ha lasciato intendere che il mercato dei Celtics potrebbe non essere ancora concluso. "Restiamo aperti a qualsiasi opportunità. Detto questo, nel breve periodo non mi aspetto altri movimenti. Ci piace la squadra che abbiamo."

Una conferenza stampa destinata difficilmente a placare la delusione della tifoseria, ma che ha chiarito la posizione della dirigenza: la cessione di Jaylen Brown non sarebbe stata una scelta economica, bensì una decisione strategica dettata dalla convinzione che, nell'attuale NBA, flessibilità e possibilità di manovra siano diventate elementi indispensabili per continuare a inseguire il titolo.

 

Nota di chi vi scrive: se devo essere sincero al 100% con tutti voi mi sembrano parole di persone sconnesse con la realtà e che nella stessa conferenza stampa si sono contraddette a vicenda. Non quei segnali di distensione e pianificazione che mi sarei aspettato.




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Pubblicata da Deep il 07.07.2026


Le parole di Brown



Prima di tutto, ringrazio l'Altissimo. 
Anche nel mezzo delle difficoltà. Sono qui con gratitudine.

Sto ancora elaborando tutto questo. Sono entusiasta di ciò che mi aspetta, ma allo stesso tempo deluso. Ho imparato il significato del rispetto da questa città. Non ho mai chiesto scorciatoie o trattamenti di favore. Mi sono presentato ogni giorno, ho tenuto la testa bassa e ho accettato ogni sfida.

I rapporti che ho costruito qui, le battaglie che abbiamo combattuto insieme, il campionato che abbiamo riportato in questa città e il legame che ho condiviso con i tifosi... porterò tutto questo con me.

Dire addio non è facile quando hai investito il tuo cuore in qualcosa.

Credo profondamente nel rispetto e penso che le azioni parlino più delle parole. Alla gente di Boston, grazie. Alla comunità, l'ho costruita qui e la amo; e con i miei compagni di squadra quel legame resterà per tutta la vita.

Mentre un capitolo si chiude, un altro inizia.

Sono entusiasta di ciò che mi aspetta e grato per l'opportunità di unirmi a Philadelphia. Ogni città ha una propria identità, una propria passione e le proprie aspettative. Lo rispetto e non vedo l'ora di guadagnarmi quel rispetto nel solo modo che conosco: attraverso il lavoro.

PHILLY #THROWTHEBALLUP CI SIAMO, ANDIAMO!




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Pubblicata da Deep il 04.07.2026


Rinnovo per Queta

Sono giorni di profonda trasformazione in casa Boston. Dopo la clamorosa cessione di Jaylen Brown ai Philadelphia 76ers, il front office continua a ridisegnare il roster e arrivano anche le prime reazioni da parte dei protagonisti.

Una delle notizie più apprezzate dai tifosi riguarda il rinnovo di Neemias Queta, con un contratto 4x56M Il centro portoghese continuerà la sua avventura con i Celtics dopo aver convinto staff tecnico e dirigenza grazie ai continui miglioramenti mostrati nell'ultima stagione. Energia, fisicità, protezione del ferro e una presenza sempre più affidabile dalla panchina hanno reso Queta un elemento importante nelle rotazioni.

Non sarà chiamato a sostituire le stelle della squadra, ma rappresenta un tassello prezioso in un reparto lunghi profondamente rinnovato dopo gli arrivi di Mitchell Robinson e gli altri movimenti di mercato.

Boston punta chiaramente a dare continuità alla crescita del classe 1999, che avrà un'altra occasione per dimostrare di poter ricoprire un ruolo stabile nella rotazione di Joe Mazzulla.




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Pubblicata da DeeP il 04.07.2026


Boston si muove: arrivano Robinson e Conley, ma la cessione di Jaylen Brown lascia una ferita enorme

Sono state ore di intenso lavoro in casa Boston. Da una parte il front office ha ufficializzato gli arrivi di Robinson e Conley, due operazioni che puntano ad aggiungere profondità e rotazioni ad un roster chiamato a ripartire dopo un'estate ricca di cambiamenti. Dall'altra, però, c'è una notizia che rischia di segnare un prima e un dopo nella storia recente della franchigia: la cessione di Jaylen Brown ai Philadelphia 76ers.

La trade, secondo quanto riportato da ESPN e ripreso da NBC Sports Boston, porta a Boston Paul George, due prime scelte e due seconde scelte. Più nello specifico, il pacchetto comprende una prima scelta 2028, una prima scelta 2031 non protetta e due seconde scelte future.

Sulla carta, quindi, non parliamo di una cessione “a zero”. Il problema è capire cosa rappresenti davvero questa contropartita.

Paul George è un buon giocatore oggi, un All-Star storico, un giocatore che al massimo della forma è stato tra le migliori ali della NBA. Ma oggi arriva a Boston a 36 anni, con un contratto pesante e dopo stagioni condizionate dagli infortuni. È ancora un giocatore di talento, ma non è più un asset paragonabile a Jaylen Brown nel pieno della carriera.

Le scelte aiutano, certo. Una prima non protetta nel 2031 può avere valore, soprattutto in ottica futura. Ma anche qui bisogna essere chiari: Boston non ha ceduto una promessa, ha ceduto un giocatore da All-NBA, MVP delle Finals 2024, ancora nel pieno del proprio prime tecnico e fisico. Ed è qui che nasce la sensazione di disastro.

Le firme di Robinson e Conley rappresentano mosse sensate. Entrambi arrivano con l'obiettivo di ritagliarsi minuti importanti e dare maggiore solidità alla second unit, portando esperienza, energia e caratteristiche che potranno rivelarsi preziose nell'arco delle 82 partite di regular season.

Sono innesti che, presi singolarmente, possono essere condivisi e che aumentano la competitività del roster. Il problema, però, è che qualsiasi analisi passa inevitabilmente in secondo piano davanti alla partenza di Brown.

Per anni Jaylen è stato il simbolo della crescita dei Celtics insieme a Jayson Tatum, formando uno dei migliori duo della NBA e contribuendo in maniera decisiva alla conquista del titolo. Pensare oggi di vedere Brown indossare la maglia dei Sixers è qualcosa che, fino a poche settimane fa, sarebbe sembrato semplicemente impensabile. Ancora più difficile da digerire è il ritorno ottenuto nella trade.

Le prime reazioni di tifosi, addetti ai lavori e insider sono state quasi unanimi: Boston sembra aver ceduto uno dei migliori two-way player della lega senza ricevere un pacchetto considerato all'altezza del suo valore. Una valutazione che ha alimentato un'ondata di delusione e critiche nei confronti della dirigenza.

Nelle ultime settimane i rumors erano diventati sempre più insistenti. Inizialmente sembravano le classiche indiscrezioni estive, poi qualcosa è cambiato. Diversi insider hanno iniziato a raccontare di un rapporto non più così saldo tra Brown e l'organizzazione, lasciando intendere che la volontà di separarsi potesse non arrivare esclusivamente dalla franchigia.

Che sia stata una scelta condivisa o una decisione maturata da una sola delle parti, il risultato non cambia: Boston perde uno dei suoi giocatori più rappresentativi e, soprattutto, lo consegna ad una diretta rivale della Eastern Conference.

Adesso toccherà al campo dare le prime risposte.

Robinson e Conley avranno l'occasione di dimostrare di poter dare un contributo importante alla causa biancoverde, ma è inevitabile che, almeno per il momento, ogni loro prestazione venga osservata attraverso il filtro della trade che ha spedito Brown a Philadelphia.

Perché alcune operazioni si valutano con il tempo. Altre, invece, lasciano immediatamente la sensazione di aver cambiato il destino di una franchigia. E oggi, per tantissimi tifosi dei Celtics, quella sensazione ha il sapore amaro di un'occasione persa.

Per me oggi è un giorno triste, molto triste.




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Pubblicata da DeeP il 02.07.2026


Jaylen Brown e Celtics, siamo davvero ai titoli di coda?

I dubby di Jaylen

Fino a poche settimane fa sembrava soltanto uno dei tanti rumors estivi destinati a spegnersi con l'avvicinarsi della free agency. Oggi, invece, la situazione attorno a Jaylen Brown appare profondamente diversa.

Non esistono dichiarazioni ufficiali, né richieste di cessione rese pubbliche dal giocatore o dal suo entourage. Eppure, osservando il quadro nel suo insieme, è difficile ignorare come il messaggio proveniente dagli insider NBA sia diventato sempre più uniforme: una separazione tra Brown e i Boston Celtics non viene più considerata una semplice possibilità, ma uno scenario estremamente concreto.

Dal "potrebbe succedere" al "quando succederà"

All'inizio dell'offseason i rumors sembravano avere una spiegazione piuttosto semplice. Con la corsa a Giannis in atto da parte di varie squadre (poi finito a Miami), Boston poteva essere costretta a sacrificare uno dei suoi contratti più importanti.

In quel momento però, a trade sfumata, l'idea dominante era che Brad Stevens avrebbe tentato di preservare il duo formato da Tatum e Brown, pilastro della squadra negli ultimi anni e protagonista del titolo NBA conquistato appena due stagioni fa.

Ma con il passare dei giorni qualcosa è cambiato. Sempre più giornalisti, sempre più podcast e sempre più addetti ai lavori hanno iniziato a parlare della situazione con toni decisamente meno prudenti. Non si discute più soltanto della possibilità che Boston ascolti offerte: il tema è diventato quale sarà la destinazione e quale contropartita potrà ottenere la franchigia.

E se fosse anche una scelta di Brown?

È probabilmente questo l'aspetto più interessante emerso negli ultimi giorni. Nessuno degli insider più autorevoli ha parlato apertamente di una richiesta di trade. Sarebbe scorretto affermarlo. Quello che sta emergendo, però, è un'altra sensazione: la separazione potrebbe non essere vissuta come un sacrificio imposto esclusivamente dai Celtics.

Diversi osservatori hanno lasciato intendere che Brown potrebbe vedere con favore l'opportunità di diventare il punto di riferimento assoluto di una nuova squadra, senza dover attendere condividere il ruolo con Tatum. Sono sfumature, non conferme, ma quando tanti insider indipendenti iniziano a descrivere lo stesso scenario, è inevitabile chiedersi se dietro le quinte ci sia molto più di quanto trapeli pubblicamente.

Dal punto di vista della franchigia, le motivazioni sono evidenti. Il suo valore di mercato resta elevatissimo e consentirebbe ai Celtics di ottenere un pacchetto importante senza avviare una vera e propria ricostruzione.

C'è poi un ultimo elemento che continua ad alimentare le speculazioni. Né Brown né la dirigenza hanno mai cercato di spegnere realmente i rumors, ci ha provato timidamente Stevens, lasciando più di qualche dubbio. In passato, quando Boston considerava un giocatore completamente fuori mercato, il messaggio filtrava quasi sempre con una certa chiarezza. Stavolta, invece, c'è stata ambiguità, lasciando spazio a interpretazioni e indiscrezioni sempre più insistenti.

La sensazione, ed è pura speculazione, nel mercato NBA le sorprese sono sempre dietro l'angolo e finché non arriverà una firma o una trade nulla potrà essere dato per certo. Ma limitandosi a osservare il flusso delle informazioni, la sensazione è cambiata radicalmente rispetto a poche settimane fa.

All'inizio sembrava soltanto un'ipotesi legata ai problemi salariali o al raggiungimenti di una specifica star. Oggi appare come uno scenario che molti insider danno ormai per altamente probabile. E il fatto che sempre più voci lascino intendere come anche Brown possa essere pronto ad aprire un nuovo capitolo della propria carriera rende questa possibilità ancora più credibile.

Se davvero sarà la fine di un'epoca, lo scopriremo al massimo in poche settimane. Ma una cosa sembra ormai evidente: i rumors non sono più un semplice rumore di fondo.




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Pubblicata da Deep il 29.06.2026


Celtics, il futuro prende forma

I Boston Celtics hanno iniziato a costruire il roster del futuro sfruttando il Draft NBA 2026 e blindando uno dei giocatori che più si è fatto apprezzare nella scorsa stagione.

Con la scelta numero 27 è arrivato Chris Cenac Jr., lungo di 211 centimetri proveniente da Houston. Giocatore ancora molto grezzo dal punto di vista tecnico, Cenac ha però impressionato gli scout per atletismo, energia e presenza a rimbalzo. Il suo potenziale difensivo è probabilmente la caratteristica che ha convinto maggiormente Brad Stevens, da sempre attento a individuare prospetti da sviluppare nel medio-lungo periodo.

Al secondo giro, con la scelta numero 40, Boston ha invece selezionato Dillon Mitchell, ala atletica reduce dall'esperienza a St. John's. Mitchell è un giocatore capace di incidere soprattutto grazie all'intensità difensiva, alle qualità fisiche e alla capacità di correre il campo. Pur non essendo ancora un tiratore affidabile, rappresenta un altro profilo perfettamente in linea con la filosofia dei Celtics: grande versatilità, difesa e margini di crescita.

Ma la notizia forse più significativa è arrivata poche ore dopo il Draft.

Boston ha infatti deciso di confermare Ron Harper Jr., che firmerà un nuovo contratto triennale da 9 milioni di dollari. Per arrivare all'accordo, la franchigia ha rinunciato alla team option da 2,6 milioni prevista per la prossima stagione, scegliendo invece di investire sul giocatore nel lungo periodo.

Harper Jr., 26 anni, si è ritagliato uno spazio importante durante la stagione 2025-26, disputando 29 partite con una media di 4,2 punti in 11 minuti di utilizzo. Oltre ai numeri, ha convinto lo staff tecnico grazie alla sua affidabilità difensiva, alla disponibilità ad adattarsi a qualsiasi ruolo e alla crescita mostrata dopo il percorso con i Maine Celtics. La sua esplosione da 27 punti nell'ultima gara di regular season aveva già lasciato intravedere il potenziale che Boston spera ora di valorizzare definitivamente.

Le prime mosse dell'offseason raccontano chiaramente la strategia della dirigenza. I Celtics stanno aggiungendo giovani dal grande potenziale atletico e difensivo, senza rinunciare a mantenere in casa quei giocatori che hanno già dimostrato di poter crescere all'interno del sistema di Joe Mazzulla.

Cenac Jr. e Mitchell difficilmente saranno protagonisti fin dal primo giorno, ma rappresentano due investimenti interessanti per il futuro. La conferma di Harper Jr., invece, garantisce continuità a una rotazione che nella passata stagione ha già dimostrato di poter contare sulla sua energia quando chiamato in causa.

L'estate di Boston è appena iniziata, ma il messaggio della dirigenza è già piuttosto chiaro: continuare a costruire senza perdere di vista il domani.

 




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Pubblicata da DeeP il 29.06.2026


Joe Mazzulla è il Coach of the Year NBA 2026

Un premio meritato, costruito probabilmente nella stagione più difficile della sua esperienza sulla panchina dei Celtics. Boston ha chiuso con un record di 56-26, secondo posto nella Eastern Conference dietro ai sorprendenti Detroit Pistons. Non il miglior record della lega, non una regular season dominante come quella di due anni fa, ma forse un lavoro ancora più significativo.

Perché questi Celtics hanno dovuto convivere continuamente con problemi fisici (Tatum è stato fuori per buona parte della stagione), partenze di giocatori chiave, rotazioni cambiate di settimana in settimana e sempre con aspettative altissime, sono pure sempre i Celtics.

Eppure la squadra non ha mai perso identità.

Difesa aggressiva, ritmo controllato, spaziature curate e soprattutto una struttura tattica sempre riconoscibile. Anche nei momenti più complicati Boston ha continuato a sembrare una squadra vera, organizzata, con idee precise.

Ed è qui che Mazzulla ha fatto il salto definitivo.

Negli ultimi anni era stato criticato per il suo stile particolare, per la gestione emotiva del gruppo e perfino per il suo modo di comunicare. Oggi invece è diventato uno degli allenatori più rispettati della NBA, capace di adattarsi ai problemi senza snaturare il sistema Celtics.

Non è un caso che abbia ricevuto 62 voti per il primo posto nella corsa al premio, staccando nettamente la concorrenza.

E conoscendo Mazzulla, probabilmente questo riconoscimento gli interesserà relativamente. Qualche mese fa aveva detto che il Coach of the Year è "un premio stupido", spiegando che dovrebbe esistere piuttosto un premio dedicato all’intero staff tecnico. Una frase molto "Joe", quasi allergico ai riflettori e alle celebrazioni individuali, mentalità che a Boston piace parecchio.

Ora però arriva la parte più importante. Perché il Coach of the Year finisce in bacheca, ma a Boston l’unica cosa che entra davvero nella storia è un banner appeso al TD Garden e la deludente run ai playoff non ha lasciato troppo bene nessuno.




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Pubblicata da Deep il 27.05.2026


Brad Stevens eletto Executive of the Year: ennesimo riconoscimento per il GM dei Celtics

Ancora un premio per Brad Stevens, che è stato nominato NBA Executive of the Year 2025-26, confermandosi come uno dei dirigenti più influenti della lega.

Per Stevens si tratta del secondo riconoscimento negli ultimi tre anni, un segnale chiaro della continuità e della qualità del lavoro svolto alla guida del front office dei Boston Celtics.

Una stagione costruita tra difficoltà e scelte coraggiose

Il premio assume un valore ancora maggiore se contestualizzato: Boston ha chiuso la regular season con un ottimo 56-26, secondo miglior record della Eastern Conference, nonostante una stagione tutt’altro che semplice.

I Celtics hanno infatti dovuto fare i conti con:

  • l’assenza prolungata di Jayson Tatum, limitato a poche partite per via dell’infortunio al tendine d’Achille

  • la partenza di giocatori chiave come Jrue Holiday, Kristaps Porziņģis e Al Horford

Nonostante questo, Stevens è riuscito a mantenere la squadra altamente competitiva, centrando per il quinto anno consecutivo un piazzamento tra le prime due della conference.

Un riconoscimento al lavoro di costruzione

Il premio, assegnato tramite votazione tra gli executive NBA, è arrivato con ampio margine: Stevens ha ottenuto 11 voti per il primo posto, distanziando la concorrenza.

Un successo che premia non solo i risultati sul campo, ma anche la capacità di:

  • gestire situazioni salariali complesse

  • rimodellare il roster senza perdere competitività

  • valorizzare giocatori e sistema

Continuità e visione

Dal suo passaggio in dirigenza nel 2021, Stevens ha costruito una delle strutture più solide della NBA, contribuendo anche al titolo del 2024 e mantenendo Boston stabilmente tra le contender.

Oggi, con i Celtics in corsa anche nei playoff, questo riconoscimento certifica una realtà ormai chiara: Boston non è solo una squadra vincente, ma una delle organizzazioni meglio gestite dell’intera lega.




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Pubblicata da Deep il 28.04.2026


FINITA LA REGULAR SEASON ORA INIZIA IL BELLO!

Finisce in maniera inaspettata, impensabile ma trionfale la RS dei nostri amati Celtics! 56 vittorie ma neanche il più inguaribile ottimista le avrebbe sperate!

Secondo posto nella Eastern Conference dietro a Detroit e quarto assoluto nella Lega.

Ora inizia il bello ( ma anche il difficile!): aspettiamo di sapere il nostro avversario al primo turno dei Play Off che uscirà dalla sfida tra Orlando e Philadelphia.




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Pubblicata da ilCrispo il 13.04.2026


NBA, regular season chiusa: ora si fa sul serio. Celtics secondi a Est, ecco il possibile cammino playoff

Si è chiusa la regular season NBA e ora si entra ufficialmente nella fase più intensa dell’anno: Play-In prima, Playoff subito dopo.

A Est, i Boston Celtics chiudono con un ottimo secondo posto (56-26), confermandosi una delle squadre più solide e complete della lega, alle spalle dei sorprendenti Detroit Pistons.

🔥 Play-In: incrocio diretto tra Magic e Sixers

Il percorso di Boston è già delineato. I Celtics affronteranno al primo turno dei Playoff la vincente tra Orlando Magic vs Philadelphia 76ersLe due squadre si sfideranno nel Play-In per determinare la settima testa di serie, che sarà proprio l’avversaria di Boston.

🏀 Due scenari molto diversi

Possibili incroci, ma con pesi specifici differenti:

  • I Philadelphia 76ers rappresentano sulla carta l’avversario più pericoloso, per talento, esperienza e capacità di alzare il livello nelle serie playoff.
  • Gli Orlando Magic sono una squadra sicuramente più giovane, fisica e in crescita, ma meno testata in contesti ad alta pressione.

💚 Boston arriva pronta (davvero)

Le ultime uscite hanno mandato un messaggio chiarissimo, anche con seconde e terze linee, i Celtics sono rimasti competitivi e organizzati. Merito del lavoro di Joe Mazzulla, Brad Stevens e di una struttura che valorizza ogni giocatore del roster. Qui non esistono "riempitivi": tutti sono pronti quando vengono chiamati. 

Ma Adesso si fa sul serio, la regular season è stata solo il prologo ed ora inizia la vera corsa. E Boston, con questa profondità e questa mentalità, ha tutto per essere protagonista fino in fondo.




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Pubblicata da DeeP il 13.04.2026




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